Le Cronache di Romagna: Mombaroccio – Fontecorniale

Domenica pienamente primaverile, conm un sole ed una temperatura che sembrano fatte apposta per andare in bicicletta. Mi congiungo al gruppo direttamente a Tavullia, da dove si scende tutti insieme verso Montecchio. Qui, dopo una brevissima sosta per attendere la coda del plotone, ci rimettiamo tranquillamente in marcia verso la salita di S. Angelo in Lizzola, dove parte la sacrosanta bagarre. Salita di media difficoltà, certo, ma da non prendere sottogamba, perché un ritmo troppo sostenuto nella prima parte può portare a facili crolli nella seconda. Davanti vedo subito partire, assieme ad una parte del gruppo degli “ospiti”, Ringhio, Luca Fantozzi, Serafini e qualcun altro. Assieme a Dalmazio, Roger e il commendator Pazzaglini provo a ricucire, ma, essendo il passo troppo sostenuto, decido di rallentare salendo del mio passo assieme a Maglianera, Centanni ed Aureli. Giunti a Sant’Angelo, anziché proseguire a sinistra verso il “Trebbio della Sconfitta” (come nei consueti giri del sabato), si svolta a destra verso Mombaroccio. Il percorso proposto è bellissimo: una decina di chilometri di discesa leggera, facile, con un sole spendente ed un paesaggio meraviglioso. Che chiedere di più?
Per arrivare al bel borgo medievale di Mombaroccio manca un breve strappo, al termine del quale ci si ferma e ci si rifocilla attendendo il ricongiungimento di tutti. Poco prima di partire, passando una mano sopra il tubolare posteriore, mi accorgo che è ormai a terra. Nella fretta e nel sonno mattutino, la bomboletta, che di solito è sempre con me, è rimasta a casa. Provvidenzialmente accorre in mio aiuto Dalmazio prestandomi la sua, ed il tutto si rivela fondamentale: riesco infatti a gonfiare il tubolare fino ad una pressione accettabile, poi, su consiglio di quanti mi hanno aiutato, decido, a malincuore, di tornare indietro senza portare a termine il percorso. Peccato, anche alla luce del fatto che, giunto a casa, mi accorgo che la pressione del tubolare è rimasta pressoché la stessa, fattore che mi avrebbe permesso di portare a termine l’itinerario. Vabeh, la precauzione era comunque inevitabile, visto che il rischio di rimanere a terra a 40 km da casa non potevo permettermelo.
Prima di concludere, permettetemi di ringraziare Dalmazio, che mi ha “salvato la pelle” (di solito ho sempre tutti i rimedi del caso, stavolta mi ero proprio dimenticato :oops: ), Alberto e Ringhio che, dopo una salita a tutta (evidentemente galvanizzato dal trionfo rossonero di sabato sera :mrgreen: ), mi ha aiutato nelle fasi di riparazione (mi è sembrato un po’ un contrappasso dantesco: non criticherò mai più le 404, promesso! :mrgreen: ).

Lascio questa volta la discussione momentaneamente aperta per permettere a chiunque lo volesse di integrare il resoconto inserendo anche la parte di giro cui non ho potuto, per cause di forza maggiore, partecipare.